N°23 - Anno 4 - 28 febbraio 2012 sito provvisorio

SPETTACOLO

Tutti i poliziotti sono bastardi

di STEFANO CAVALLI

In una Roma stufa della gestione Veltroni, pronta alla svolta destrorsa con Alemanno (i loro nomi non si fanno mai esplicitamente, ma quelli sono), s’intrecciano le storie professionali e umane di un gruppo di “celerini”, il reparto mobile della Polizia di Stato, tra contestazioni di piazza, servizi d'ordine allo stadio e sfratti di abitazione e campi rom. Se pensate di trovarvi dalle parti di “Distretto di Polizia” avete sbagliato film. Diretto da Stefano Sollima, figlio del regista del mitico “Sandokan”, che già così bene aveva fatto con la serie-tv di “Romanzo Criminale”, questo “A.C.A.B.” (acronimo di “All cops are bastards”, slogan reso noto dal gruppo inglese “The 4-Skins”) non ha la minima intenzione di fare un ritratto indulgente e servile del comparto più ambiguo, contestato e contestabile delle nostre forze dell'ordine: i poliziotti di Sollima sono prima di tutto fascisti borgatari che si definiscono fra loro fratelli e, come tali, si difendono vicendevolmente, anche di fronte ad azioni che niente hanno a che spartire con quello che dovrebbe essere l'operato di una buona guardia. Fratelli, appunto, per necessità, in quanto da soli non varrebbero niente, ridotti ad un cumulo di istinto e fragilità. Ma chi sono i loro nemici? Tutti coloro che vedono nello Stato un nemico da combattere attraverso le più svariate forme: dalla mancanza di rispetto verso le più basilari regole di convivenza sociale sino ai sassi, le bombe carta, in alcuni casi l'omicidio (siamo ai tem pi dell'omicidio Raciti, ma anche di quello del tifoso laziale Gabriele Sandri), propugnati da ultras in passamontagna. Ma qui i dettagli sfumano e il confine fra buoni e cattivi è frammentato fino a confondersi. E se la regia televisiva di Sollima fa perdere un po' di forza al risultato finale, il messaggio che passa, proprio perché non si è, finalmente, scesi a compromessi narrativi (il film è tratto dall'omonimo libro di Carlo Bonini, pubblicato per Einaudi, del 2009), è potente come solo il miglior cinema italiano ha saputo essere (più recentemente, ad esempio, con “Il Divo” e “Gomorra”). E la “macelleria messicana” sulle note di “Where is My Mind?” dei Pixies, che riporta alla mente il massacro della scuola Diaz di Genova nel G8 del 2001, mette la pelle d'oca. Lasciandoci spiazzati, come mai ci saremmo aspettati dal cinema commerciale tutto commedie e piaggerie di casa nostra.

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